Il mio kit fotografico da viaggio: attrezzatura, scelte e consigli
Indice
- Il mio kit fotografico da viaggio
- Da una Nikon del 2004 a oggi
- Il corpo macchina — Canon 6D Mark II
- Gli obiettivi — dal tuttofare al grandangolo
- I filtri — NiSi GND e ND
- Il treppiedi — Fotopro Origin Plus
- Il telecomando — ONNOA Smart Timer
- Il drone — DJI Mini Pro 5
- Lo zaino — Lowepro ProTactic BP 350 AW II
- Gli accessori — i piccoli dettagli che fanno la differenza
- Un ultimo consiglio
Il mio kit fotografico da viaggio
Quando inizi a fotografare, non importa cosa hai tra le mani. L'importante è riuscire a immortalare quello che vedi — quella luce, quel momento, quella sensazione. Il resto viene dopo.
E viene, eccome. Pian piano inizi a studiare, a confrontare, a chiederti perché quella foto non ti convince e come potresti farla meglio. Corpi macchina, obiettivi, tecniche di scatto — un mondo che si apre lentamente, un pezzo alla volta. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, inizi a capire cosa sei come fotografo e cosa ti piace davvero fare.
Questo articolo è il racconto di quel percorso — e del kit che ho costruito nel tempo per raccontare il mondo come lo vedo io.
Da una Nikon del 2004 a oggi
La mia avventura è iniziata nel 2004 con una Nikon D70 — ma non è stata una scelta, è stata una fortuna. Era di mio padre, e me la sono ritrovata tra le mani quasi per caso.
In quegli anni il mondo della fotografia era spaccato in due: Nikon da una parte, Canon dall'altra. Una disputa quasi religiosa, dove scegliere un brand significava dichiarare guerra all'altro. Tutti avevano un'opinione, tutti difendevano il proprio schieramento.
Vi svelo un piccolo segreto: non è mai contato nulla. L'unica cosa che conta davvero è la passione che metti in quello che fai. Il resto è rumore di fondo.
Il corpo macchina — Canon 6D Mark II
Oggi scatto con una Canon 6D Mark II — la mia prima full frame scelta da me. Un passaggio che ricordo bene, perché non è stata solo una questione tecnica: è stata una dichiarazione di intenti.
Ha qualche anno sulle spalle, ma non mi ha mai deluso. Caldo, freddo, polvere, umidità — l'ho portata ovunque e non si è mai tirata indietro. Per chi inizia potrebbe sembrare una spesa importante, e in parte lo è. Ma la fotografia è una passione, e come tutte le passioni merita un investimento fatto bene. Iniziare con lo strumento giusto cambia tutto — la qualità degli scatti, certo, ma soprattutto il piacere di scattare.
Detto questo, con il tempo si impara a conoscere i limiti del proprio corpo macchina prima ancora dei propri. E qualche limite inizia a farsi sentire — soprattutto sul fronte video, che è la direzione in cui voglio crescere. La prossima reflex è già nella testa, anche se per ora la 6D Mark II ha ancora molto da dire.
Gli obiettivi — dal tuttofare al grandangolo
La scelta dell'obiettivo è il secondo grande capitolo — e anche qui si apre un vaso di Pandora.
Tutto dipende da cosa vuoi fotografare. Se non lo sai ancora, la strada giusta è uno zoom versatile che copra un'ampia gamma di focali. Come ho fatto io all'inizio, con un Canon EF 24-105mm f/4 L IS USM — rigorosamente usato. Non ha senso spendere migliaia di euro per un obiettivo nuovo quando il mercato dell'usato ti permette di avere la stessa qualità a un prezzo nettamente inferiore. Un consiglio che vale sempre, soprattutto all'inizio.
Con il tempo ho capito che la mia strada era la fotografia paesaggistica. Ed è lì che ho sentito il bisogno di qualcosa di più — un obiettivo che mi permettesse di avvicinarmi ai soggetti mantenendo una focale ridotta. La risposta è stato il Canon EF 28-300mm f/3.5-5.6 L IS USM. Mille euro, i meglio spesi di tutto quel periodo. È ancora oggi il primo obiettivo che finisce in borsa quando parto.
Il secondo obiettivo che non può mancare è il grandangolo. La mia scelta è caduta sul Canon EF 16-35mm f/2.8L III USM — e non me ne sono mai pentito. Una focale ridotta che abbraccia paesaggi ampi, unita a un'apertura f/2.8 che fa la differenza quando la luce scarseggia. All'alba, al tramonto, di notte — è l'obiettivo che tiro fuori quando le condizioni si fanno difficili e non voglio perdere lo scatto.
Perché quando si viaggia, non puoi portare tutto. Bisogna scegliere. Io ne ho fatte diverse nel tempo, e oggi la mia borsa fotografica è settata per soddisfare ogni situazione — senza compromessi inutili.
I filtri — NiSi GND e ND
A proposito di filtri — il drone non è stato il primo posto dove li ho usati. Nella fotografia paesaggistica li uso da molto prima, e sono diventati parte fissa del mio kit.
Porto sempre con me due filtri NiSi: un graduato GND 8 — 3 stop — per gestire la differenza di esposizione tra cielo e terra, e un ND 1000 da 10 stop per le lunghe esposizioni in piena luce. Insieme alle ghiere adatte per entrambi i miei obiettivi, così da non dovermi mai fermare sul campo per un adattatore mancante.
Sembrano dettagli, ma chi ha perso una foto per un accessorio dimenticato sa esattamente di cosa sto parlando.
Il treppiedi — Fotopro Origin Plus
Dopo corpo macchina e obiettivi, il treppiedi è il terzo pilastro del kit — e anche qui ho imparato la lezione nel modo più scomodo.
Il mio primo treppiedi era leggero, economico, e sembrava la scelta furba: poco peso, poco ingombro, poca spesa. Funziona bene nelle condizioni facili, quando c'è calma piatta e hai i piedi ben piantati a terra. Ma appena il vento si alza, ti ritrovi su una roccia instabile o con le scarpe nell'acqua, capisci subito i suoi limiti — e li capisci a tue spese.
Oggi porto sempre con me il Fotopro Origin Plus. Fibra di carbonio, peso contenuto, stabilità che non si discute. L'ho usato in condizioni in cui sembrava che il vento volesse spazzarmi via insieme al paesaggio, e non ha mai tradito uno scatto. Quando investi in un treppiedi serio, non ci torni più indietro.
Il telecomando — ONNOA Smart Timer
Per chi vuole fotografare la Via Lattea — o semplicemente fare scatti a lunga esposizione senza toccare la macchina — il telecomando con intervallometro è uno strumento indispensabile.
Per anni ho usato il Pixel TW-283, un telecomando affidabile e senza fronzoli che ha fatto il suo lavoro senza mai lamentarsi. Ma qualche tempo fa ho fatto un salto di qualità, passando all'ONNOA Smart Timer. Dimensioni ridotte, tecnologia aggiornata, controllo intelligente degli scatti. Lo consiglio a tutti — soprattutto ai nerd che, come me, amano quando la tecnologia si fa notare senza ingombrare.
Il drone — DJI Mini Pro 5
Nel mio zaino non è mai mancato il drone. È uno di quegli strumenti che, una volta provato, non riesci più a immaginare di lasciare a casa.
Il mio primo fu uno Yuneec — e fu anche l'ultimo. Dopo il primo viaggio insieme avevo già capito che non era amore. Anzi, fu proprio quella brutta esperienza a farmi scoprire DJI. Ho iniziato con il Mavic Pro 2, e da lì non ho più guardato indietro. Oggi volo con il DJI Mini Pro 5, e non lo cambierei per niente al mondo.
C'è un compromesso da accettare: essendo un drone di categoria C0, il limite di altezza imposto da DJI è di 120 metri. Chi ha volato prima di queste restrizioni sa bene cosa significa — si arrivava fino a 500 metri, e la differenza in termini di prospettiva è tutt'altro che trascurabile. Ma il peso ridotto e la comodità in viaggio compensano abbondantemente. Quando hai uno zaino già pieno di attrezzatura, ogni grammo conta.
Insieme al drone porto sempre con me i filtri ND da applicare alla fotocamera — indispensabili per gestire l'esposizione in volo, soprattutto nelle ore di luce intensa.
Lo zaino — Lowepro ProTactic BP 350 AW II
Lo zaino è stato forse l'acquisto più difficile di tutto il kit. Ottimizzare lo spazio quando si parte per mete lontane non è una questione estetica — è una necessità. E sbagliare zaino significa portarsi dietro un problema per tutto il viaggio.
Ho sempre scelto Lowepro, e non me ne sono mai pentito. Il primo mi ha accompagnato per otto anni senza un cedimento. Il secondo è ancora parte del mio kit oggi. Quello che uso attualmente è il ProTactic BP 350 AW II — compatto, comodo, funzionale. Tutto quello che serve, niente di superfluo.
È anche modulabile: esistono accessori che ne espandono la capienza per chi ha bisogno di portare più attrezzatura. Io preferisco tenerlo snello e leggero — quando cammini per ore con uno zaino in spalla, ogni centimetro e ogni grammo in più si fanno sentire. Ma è bello sapere che l'opzione c'è.
Gli accessori — i piccoli dettagli che fanno la differenza
Chiudo con gli accessori — quelli che non fanno notizia finché non li dimentichi.
Batterie extra per il corpo macchina e per il drone: il freddo le scarica più velocemente di quanto pensi, e non esiste niente di peggio che restare a secco davanti a un tramonto perfetto. Schede SD di riserva, perché la prima legge di Murphy fotografica colpisce sempre nel momento sbagliato. Un power bank per ricaricare in mobilità. Un panno per pulire le ottiche — polvere, umidità e ditate sono nemici silenziosi ma costanti. Gli utensili giusti per stringere le viti del treppiedi, che con l'uso tendono ad allentarsi. E una luce frontale per le uscite notturne, quando devi muoverti al buio senza svegliare mezzo paesaggio.
Piccole cose. Ma sono quelle che fanno la differenza tra una sessione perfetta e una piena di rimpianti.
Un ultimo consiglio
Non avere fretta di comporre il tuo kit. Il mio ha impiegato anni per diventare quello che è oggi — ogni pezzo è arrivato al momento giusto, spesso dopo un errore o una necessità scoperta sul campo.
Non esiste un kit perfetto in assoluto. Esiste quello perfetto per te — per come fotografi, per dove vai, per quello che vuoi raccontare. E per trovarlo, l'unica strada è scattare, sbagliare, imparare e ricominciare.
Il resto viene da sé.
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